Nella notte tra il 21 e il 22 luglio gli Stati Uniti hanno colpito l’Iran per l’undicesima volta consecutiva. La risposta di Teheran non si è fatta attendere, e i mercati dell’energia hanno reagito subito.
Cosa è successo
L’ondata di raid americani è durata circa 75 minuti. L’Iran ha risposto con droni contro installazioni militari statunitensi in Giordania, alla base di Al Azraq, e in Bahrein, alla base Sheikh Isa, colpendo alloggi, depositi e hangar. Trump ha minacciato di colpire anche un sito sotterraneo che Stati Uniti e Israele ritengono collegato al programma nucleare iraniano.
Energia
Il Brent ha toccato 91,24 dollari al barile (+2,26%), il livello più alto da metà giugno, spinto dai timori di interruzioni nel Golfo Persico e dall’escalation degli Houthi nel Mar Rosso. Il WTI è salito sopra gli 85 dollari.
L’allarme della Banca Mondiale
Secondo il capo economista della Banca Mondiale, Indermit Gill, un’ulteriore escalation potrebbe rilanciare l’inflazione globale, spingere al rialzo i tassi e far scendere la crescita mondiale fino all’1,3%, contro il 2,9% dell’anno precedente. Le economie più esposte sono quelle importatrici di energia, a partire dall’America Latina.
Gli altri mercati
- Wall Street in controtendenza: S&P 500 +0,89% a circa 7.509 punti, sostenuto dai semiconduttori asiatici.
- Giappone: bilancia commerciale in deficit per il secondo mese, ben oltre le attese.
- Crypto: Bitcoin tra 66.000 e 67.000 dollari, capitalizzazione totale scesa a circa 2.240 miliardi.
Perché conta per l’Italia
Ogni escalation in Medio Oriente arriva in fretta nelle nostre tasche: benzina e bollette più care, una BCE spinta a tenere i tassi alti più a lungo, più volatilità su risparmio gestito e portafogli. È il caso tipico in cui geopolitica, energia e finanza personale si intrecciano in tempo reale.
Fonti: Reuters, Banca Mondiale, dati di mercato al 22 luglio 2026. I contenuti di Meridiano24 hanno finalità informative e non costituiscono consulenza finanziaria o raccomandazione di investimento.



